Nel confronto tra Mosè e Maria emerge una diversa risposta alla misericordia di Dio: passiva nel primo, attiva nella seconda. Maria, consacrandosi a Dio e accogliendo liberamente la maternità del Figlio, inaugura un modo nuovo di vivere l’alleanza. Insieme a Giuseppe forma una “strana coppia” nella quale verginità, fede e amore sponsale diventano il luogo in cui l’Antico Testamento si compie e nasce il Nuovo



Rubrica di Giancarla Perotti 

RUBRICA


Terza parte

A prima vista può sembrare sorprendente accostare due figure come Mosè e Maria. Eppure questo confronto permette di cogliere un passaggio decisivo nella storia della salvezza. Mosè, salvato dalle acque del Nilo, è il bambino che riceve la misericordia di Dio attraverso una serie di interventi provvidenziali. In lui prevale un atteggiamento passivo: egli è salvato, protetto, condotto. Appartiene pienamente alla logica dell’Antico Testamento, dove l’iniziativa divina si manifesta spesso attraverso eventi che precedono e guidano l’uomo.
Maria, invece, pur ricevendo anch’essa la misericordia di Dio, risponde in modo attivo. La tradizione cristiana ha visto nella sua presentazione al Tempio il primo gesto consapevole di questa risposta. I Vangeli non raccontano esplicitamente questo episodio; qualche traccia si trova nel Protovangelo di Giacomo, un testo apocrifo del II secolo. Tuttavia la tradizione liturgica, sia cattolica sia ortodossa, ha conservato questo evento come segno della totale consacrazione di Maria a Dio.
L’arte cristiana ha spesso rappresentato questo momento. Celebre è l’affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, così come quello di Taddeo Gaddi nella Basilica di Santa Croce, o la grande tela di Paolo Veronese conservata nelle Gallerie dell'Accademia. In queste opere Maria appare come una giovane che sale i gradini del Tempio: un’immagine simbolica della sua libertà e della sua scelta.
Secondo la riflessione teologica, Maria può compiere questo gesto perché mossa dallo Spirito Santo. La sua consacrazione supera la logica della sola Legge mosaica. Se avesse chiesto consiglio ai sacerdoti del tempo, probabilmente le sarebbe stato detto di sposarsi e di contribuire alla discendenza di Davide, da cui si attendeva il Messia. Ma nella sua scelta c’è già qualcosa che appartiene alla novità evangelica: un atto di amore assoluto per Dio, un’offerta totale della propria vita.
Questa disponibilità prepara il momento decisivo dell’Annunciazione. Nel dialogo con l’angelo, narrato nel Vangelo secondo Luca, Maria non chiede un segno come fa Zaccaria. La sua domanda - «Come avverrà questo?» - non nasce dal dubbio, ma dal desiderio di comprendere la volontà di Dio. La risposta finale, «Sia fatto di me secondo la tua parola», esprime una fede radicale: Maria accetta di affidarsi completamente al mistero.
Ma la storia non riguarda solo Maria. Accanto a lei si trova Giuseppe, e qui emerge quella che potremmo chiamare una “strana coppia”. Il loro fidanzamento si colloca dentro la consacrazione di Maria a Dio. Quando Giuseppe sceglie Maria come sposa, deve accogliere anche questo segreto: una vita interamente donata al Padre. In questo senso il loro matrimonio è unico nella storia. Non è fondato solo su un progetto umano, ma su una vocazione condivisa.
La tradizione teologica ha sempre riconosciuto che tra Maria e Giuseppe esiste un vero matrimonio. Come spiega Thomas Aquinas, la forma del matrimonio consiste nell’unione delle anime e nella fedeltà reciproca. Questa unione è pienamente presente nella loro relazione. Maria ama Giuseppe senza sottrarre nulla al suo amore per Dio; Giuseppe custodisce Maria e il mistero che vive in lei.
Anche l’arte ha intuito la profondità di questo legame. Il celebre dipinto Lo sposalizio della Vergine di Raphael, rappresenta il momento in cui Giuseppe e Maria si uniscono in matrimonio. Davanti a quest’opera conservata nella pinacoteca di Brera, il compositore Franz Liszt scrisse una delle sue pagine pianistiche più intense: “Sposalizio”, trasformando la scena in un inno alla bellezza dell’amore coniugale. Il pezzo evoca musicalmente la purezza e la solennità del matrimonio di Maria e Giuseppe. Inizia con un tema semplice e contemplativo, che cresce progressivamente fino a un climax luminoso. La struttura musicale suggerisce un cammino spirituale, quasi una processione verso l’altare. (https://www.youtube.com/watch?v=tMXpIzv_xGg).
Liszt stesso voleva trasformare l’impressione artistica del quadro in una meditazione musicale sull’amore sponsale e sul mistero della vocazione.
In questa unione si colloca il punto di passaggio tra Antico e Nuovo Testamento. La verginità di Maria, accolta e custodita da Giuseppe, diventa feconda per l’azione dello Spirito. La loro fedeltà permette che il Figlio di Dio entri nella storia. Prima di essere donato all’umanità, Gesù è donato a Maria; e attraverso Maria raggiunge tutti.
La coppia di Nazaret rappresenta così una risposta nuova alla storia del peccato narrata nella Genesi. Se nella prima coppia - Adam ed Eve - la disobbedienza rompe il rapporto con Dio, in Maria e Giuseppe l’obbedienza ricostruisce l’alleanza. La loro vita nascosta diventa il luogo in cui Dio prepara la redenzione.
Questa “strana coppia”, apparentemente silenziosa e marginale, custodisce dunque il centro del mistero cristiano: l’Incarnazione. Nella loro fedeltà discreta si incontrano due mondi, l’antica promessa e la nuova alleanza. Ed è proprio nella semplicità di questa comunione che la storia della salvezza compie una svolta decisiva.

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