La riforma rappresenta un passaggio importante, a condizione che non si limiti a un riordino formale, ma intervenga sui nodi che bloccano l’attività edilizia, come titoli, procedure, pareri, competenze e tempi






Redazione
ASCOLI PICENO
Cna Costruzioni Ascoli apprezza l’avvio dell’esame dello schema di legge delega per l’adozione del Codice dell’edilizia e delle costruzioni, che a distanza di oltre vent’anni dal Testo unico consentirà al settore di contare su un quadro normativo più chiaro, stabile e coerente.
In questi anni, la stratificazione delle norme ha prodotto incertezza, disomogeneità applicative e tempi amministrativi difficili da prevedere, con effetti diretti su costi, investimenti e programmazione delle imprese. La riforma rappresenta quindi un passaggio importante, a condizione che non si limiti a un riordino formale, ma intervenga sui nodi che bloccano l’attività edilizia, come titoli, procedure, pareri, competenze e tempi.
Il punto centrale è la certezza dei procedimenti. Il silenzio-assenso deve diventare uno strumento realmente operativo, anche nei casi che coinvolgono più amministrazioni. Allo stesso tempo, i princìpi della delega dovranno tradursi in norme semplici, coordinate e immediatamente applicabili. Sarà necessario, inoltre, chiarire il rapporto tra Stato, Regioni ed enti locali, e definire livelli essenziali delle prestazioni capaci di garantire standard omogenei in tutto il Paese. Tempi, modulistica, documentazione e servizi devono essere uniformi, misurabili e vincolanti. Accanto alle regole, dovrà essere rafforzata la capacità amministrativa dei Comuni, soprattutto quelli di piccola e media dimensione. Per questo è essenziale uno sportello digitale integrato, con modelli nazionali obbligatori e check list chiare degli allegati richiesti.
In questo contesto, la riforma può rappresentare anche un’occasione strategica per valorizzare il fascicolo d’impresa come infrastruttura digitale unica, in grado di raccogliere e certificare requisiti tecnico-professionali, regolarità contributiva e affidabilità degli operatori.
Particolare rilievo assume lo stato legittimo degli immobili, decisivo per circolazione dei beni, accesso al credito e realizzazione degli interventi. Servono criteri uniformi, asseverazioni affidabili, valorizzazione dei dati disponibili e un fascicolo digitale delle costruzioni che sia uno strumento utile, non un nuovo adempimento.
Per quanto riguarda l’introduzione del badge di cantiere, l’associazione condivide le finalità di uno strumento pensato per rafforzare tracciabilità e trasparenza nei cantieri e prevenire irregolarità, lavoro nero, incongruenze contributive e situazioni non coerenti con le regole della ricostruzione. Sarà necessario, in questo senso, poter contare su procedure snelle che non vadano a sovrapporsi con quelle già esistenti, evitando duplicazioni e burocrazia inutile.
La riforma dovrà inoltre riordinare le categorie di intervento edilizio e collegarle in modo chiaro ai titoli abilitativi. Sulle sanatorie e sugli illeciti edilizi occorre un approccio proporzionato. Le difformità minori e formali non possono essere trattate come abusi rilevanti. Anche gli oneri edilizi devono diventare una leva di politica pubblica, premiando gli interventi che migliorano efficienza energetica, sicurezza sismica e sostenibilità.
La rigenerazione urbana, infine, dovrà rappresentare il cuore della nuova stagione dell’edilizia. Il futuro passa dal recupero del patrimonio esistente, dalla micro-rigenerazione e dal contenimento del consumo di suolo, con regole proporzionate, strumenti urbanistici chiari e maggiore flessibilità nelle destinazioni d’uso.
«Per le imprese del territorio questa riforma rappresenta un passaggio atteso da anni - affermano Valentina Damiani e Alessandro Valentini, presidente e responsabile Cna Costruzioni Ascoli -. Le aziende chiedono regole stabili, procedure chiare e una reale sostenibilità economica degli interventi per un settore che svolge un ruolo strategico per l’economia locale e nazionale. In questo senso, per l’associazione la semplificazione non deve tradursi in una riduzione delle tutele, bensì nell’opportunità di eliminare sovrapposizioni normative, duplicazioni istruttorie e incertezze applicative che oggi rallentano il lavoro e incidono sulla competitività del comparto. Il successo della riforma si misurerà con risultati concreti, attraverso gli investimenti e la qualità che riuscirà a produrre e dall’incertezza, e dai tempi morti che potrà ridimensionare». 
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