L'associazione territoriale: "Incertezza che compromette stabilità e investimenti"





Redazione
CNA
È l’energia elettrica a guidare la classifica dei rincari a due settimane dall’inizio del conflitto in Iran, seguita da rame, ferro, alluminio e carburanti, mentre si registrano rialzi contenuti per l’acciaio. Stabile, invece, il prezzo delle farine.
Un monitoraggio realizzato da Cna su un campione di imprese rileva un generalizzato incremento dei prezzi dei materiali e nuove tensioni sull’approvvigionamento, oltre a un forte aumento dei costi di spedizione - fino a 3.000 euro in più per un container standard - e coperture assicurative.
Si tratta di criticità che gravano in modo particolare sul tessuto delle piccole e medie imprese, la spina dorsale dell’economia nazionale e del Piceno. Basti pensare che il 99% del tessuto produttivo del Paese è composto da aziende con meno di 50 addetti, tutte quante costrette a fare i conti con rincari che colpiscono trasversalmente tutte le filiere per via dei costi alle stelle di energia e carburanti in primis.
In un contesto internazionale segnato da tensioni e incertezze, la Cna di Ascoli sottolinea il rischio che i conflitti in atto e i conseguenti rincari rallentino, o addirittura compromettano, i percorsi di crescita e investimento avviati da molte imprese negli ultimi mesi.
Il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica ha messo a segno un aumento del 60%, in linea con le quotazioni del gas sulla piazza di Amsterdam, mentre il prezzo medio delle ultime due settimane si attesta a 143 euro MWh rispetto ai 102 euro della Germania, 63 euro della Francia e 48 euro della Spagna.
Dopo l’energia elettrica, i maggiori rialzi riguardano il rame con un balzo che sfiora il 40%, consolidando un trend in atto da oltre un mese a causa della forte domanda da automotive e data center, mentre le quotazioni al Lme (London metal exchange) segnano una flessione del 2% negli ultimi 10 giorni.
A seguire il ferro e i profilati di alluminio con listini ritoccati del 20%. Il settore delle costruzioni lamenta incrementi del 18% per il conglomerato bituminoso, a fronte di un rialzo del 12% del future alla Borsa di Shanghai, e le membrane, +10% per il calcestruzzo. Nel settore della meccanica alcune plastiche accusano incrementi del 30%. Va meglio, invece, per l’acciaio.
I coils zincati nelle ultime due settimane mostrano un aumento del 4%, i laminati a caldo del 3% e sostanzialmente stabili i laminati a freddo. Tuttavia, da inizio anno sono tre semilavorati in costante aumento intorno al 10%. Anche il legno ha iniziato a sentire il clima di tensione con incrementi dei prezzi tra il 10 e il 15%. Dopo la fiammata dei primi giorni si è stabilizzato il prezzo dei carburanti con un aumento del 15% per il gasolio e inferiore al 10% per la benzina.
Altro elemento di preoccupazione è rappresentato dall’incertezza e dalla variabilità dei listini. Le quotazioni dei materiali sono valide per 24 ore, per alcuni prodotti come tubazioni e raccordi in Pvc, i fornitori accettano gli ordini con riserva di aggiornamento prezzi.
Prezzi stabili per le farine, ma il settore dei prodotti da forno è tra i più sensibili alle variazioni dell’energia (le bollette incidono intorno al 14% dei costi di produzione). L’aumento delle bollette si farà sentire, infine, su attività ad alta intensità energetica come il settore dei lapidei, dove rappresenta il 30-35% dei costi totali per le imprese di trasformazione e il 40% per le tinto-lavanderie.
«Registriamo aumenti generalizzati del 20% per molti materiali, dal rame all’alluminio, dal bitume alle plastiche, senza ovviamente dimenticare i costi ormai proibitivi di energia elettrica e carburante - dicono la presidente Arianna Trillini e il direttore Francesco Balloni della Cna Picena -. Inoltre, molte nostre imprese iniziano ad avvertire difficoltà di approvvigionamento che rallentano la produzione, che arrivano in una fase in cui molte aziende sono intenzionate a cogliere opportunità di investimento che, come associazione, stiamo cercando di promuovere per sfruttare al meglio le risorse a disposizione. Tuttavia, l’impennata dei rincari rischia di compromettere il lavoro svolto in questi mesi. È fondamentale tutelare, in particolare, le piccole e medie imprese, a partire dal manifatturiero, che rappresentano il cuore del nostro sistema produttivo e dell’economia del Piceno e del nostro Paese».

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