L’evangelista colloca Cana nel contesto di una settimana simbolica che richiama sia la creazione sia la futura Settimana Santa. Il “terzo giorno”, che corrisponde al settimo contando dall’inizio del racconto giovanneo, richiama il giorno del riposo di Dio e suggerisce una nuova creazione inaugurata da Cristo



"Esercitare il pensiero", rubrica di Giancarla Perotti

RUBRICA - QUINTA PARTE
L’episodio delle nozze di Cana occupa un posto centrale nella riflessione di padre Marie-Dominique Philippe sulla presenza di Maria nella vita di Gesù. In questo evento, Maria non appare soltanto come la madre premurosa che interviene a favore degli sposi in difficoltà, ma come la Donna chiamata a collaborare al mistero della redenzione. Il miracolo dell’acqua trasformata in vino anticipa infatti il sacrificio della Croce e il dono dell’Eucaristia, inaugurando il ruolo di Maria nella storia della salvezza.
Dopo la morte di Giuseppe, Maria si trova sola nel rapporto con il Figlio ormai adulto. Pur mantenendo la sua discrezione, resta vicina a Gesù, come testimonia il racconto delle nozze di Cana (Gv 2,1-11). Philippe osserva che l’intera vita pubblica di Gesù, soprattutto nel Vangelo di Giovanni, è scandita da pasti e banchetti che rimandano al grande banchetto dell’Eucaristia.
L’evangelista colloca Cana nel contesto di una settimana simbolica che richiama sia la creazione sia la futura Settimana Santa. Il “terzo giorno”, che corrisponde al settimo contando dall’inizio del racconto giovanneo, richiama il giorno del riposo di Dio e suggerisce una nuova creazione inaugurata da Cristo.
Durante il banchetto, Maria si accorge che il vino è terminato. Pur potendo restare in silenzio, interviene con delicatezza: «Non hanno più vino». La risposta di Gesù - «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora» - appare inizialmente come un rifiuto. Tuttavia Maria non si scoraggia e invita i servi a fare tutto ciò che Gesù dirà loro. La sua fiducia apre la strada al primo segno compiuto da Cristo.
Secondo il filosofo, il dialogo tra Gesù e sua Madre può essere compreso pienamente solo cogliendone il tono profondo. Maria chiede il vino senza conoscere ancora il significato ultimo della sua richiesta: Gesù sta per offrire il “vino nuovo” della Nuova Alleanza, che troverà il suo compimento nel sangue versato sulla Croce. Per questo Cana anticipa sia l’agonia del Getsemani sia l’Ultima Cena.
In questo episodio Maria non è più soltanto la madre di Gesù. Ella appare come la nuova Eva e la Donna della Nuova Alleanza, associata progressivamente all’opera redentrice del Figlio. La sua intercessione a favore degli sposi rappresenta una prima forma di mediazione, che prepara la sua futura missione di dispensatrice delle grazie divine.
Il teologo Philippe ritiene inoltre che Maria abbia accompagnato Gesù anche durante gran parte della sua vita apostolica. A sostegno di questa interpretazione cita il versetto di Giovanni che, dopo Cana, menziona Gesù, sua madre e i discepoli insieme a Cafarnao (Gv 2,12). Per lui questo dettaglio suggerisce che Maria non sia tornata immediatamente a Nazaret, ma abbia continuato a seguire il Figlio nel suo ministero.
Anche l’episodio riportato da Luca, nel quale Gesù afferma che sua madre e i suoi fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica (Lc 8,19-21), non costituisce un rimprovero nei confronti di Maria. Al contrario, secondo padre Philippe, rappresenta il più alto elogio che Gesù possa rivolgerle. Maria è infatti la prima credente, colei che ha accolto pienamente la Parola di Dio e l’ha vissuta con totale fedeltà.
Così, dalle nozze di Cana fino alla Croce, Maria emerge come modello perfetto del discepolo e collaboratrice unica dell’opera salvifica di Cristo, anticipando nella sua persona la vocazione della Chiesa a credere, seguire e servire il Signore.

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