L’analisi diffusa dalla Regione Marche per il periodo da gennaio a settembre 2025, consente di individuare per il territorio regionale un ulteriore incremento in termini di arrivi (+7,18%) e presenze (+11,32%) rispetto al 2024, con una crescita ancor più marcata nell’accoglienza di turisti dall’estero



Redazione

ASCOLI PICENO
In un mercato turistico complesso e ormai in continua evoluzione, il Piceno e le Marche sono chiamati a prepararsi al meglio in vista della bella stagione per dare continuità a dei numeri che, negli ultimi anni, restituiscono l’immagine di un territorio particolarmente apprezzato dai visitatori, nonostante la spirale inflazionistica e l’inevitabile contrazione dei consumi.

A confermarlo sono i numeri relativi agli arrivi, ossia il totale dei visitatori che hanno soggiornato in strutture ricettive del territorio, e alle presenze, che per ogni visitatore tengono conto del numero di pernottamenti. Secondo i dati Istat, se nel 2024 la provincia di Ascoli ha registrato 357.508 arrivi, di cui 245.771 in esercizi alberghieri e 111.737 in strutture extra-alberghiere, segnando una flessione rispetto ai 371.556 arrivi del 2023, il numero delle presenze è aumentato sensibilmente rispetto all’anno precedente, passando da 1.695.075 a 1.727.323, di cui 963.773 negli alberghi e 763.550 in strutture extra-alberghiere. Dopo il rimbalzo post pandemico del 2022 (380.136 arrivi e 1.828.782 presenze) e l’assestamento del 2023, il dato 2024 ha evidenziato un sistema ricettivo locale in linea con il modello turistico richiesto sul mercato e, in particolare, un’offerta turistica ampia e variegata, che ha favorito l’aumentare delle presenze a fronte di una riduzione degli arrivi.

In attesa dei dati Istat, l’analisi diffusa dalla Regione Marche per il periodo da gennaio a settembre 2025, consente di individuare per il territorio regionale nel suo complesso un ulteriore incremento in termini di arrivi (+7,18%) e presenze (+11,32%) rispetto al 2024, con una crescita ancor più marcata nell’accoglienza di turisti dall’estero. Si tratta di un trend che, se confermato, può generare ricadute estremamente positive nel tessuto economico e sociale dell’intera provincia.

Il turismo e il sistema della piccola impresa diffusa, tuttavia, necessitano di poter contare su personale qualificato e in grado di rispondere alle esigenze di imprenditori e clientela. In questo senso, secondo i dati Excelsior Unioncamere per il mese di gennaio, nel Piceno il 15% delle imprese prevede assunzioni, ma più di un’impresa su due (53%) non riuscirà a trovare sul mercato i profili richiesti.

A gennaio, in provincia, sono programmate circa 1.750 entrate, 30 in più rispetto al gennaio 2025, un dato senza dubbio più confortante se confrontato con il -390 fatto registrare dalle Marche, dove sono previste 12.900 assunzioni. Ampliando l’orizzonte al prossimo trimestre, secondo le stime tra gennaio e marzo 2026, il Piceno assisterà a 4.350 assunzioni, segnando un saldo negativo di -210 ingressi rispetto allo stesso periodo del 2025. Solo nel 19% delle assunzioni di gennaio, inoltre, le entrate previste saranno stabili - a tempo indeterminato o apprendistato - e interesseranno giovani under 30 per una quota pari al 25%. 
Ragionando per tipologia di azienda, le piccole imprese saranno protagoniste, dato che il 73% di assunzioni riguarda imprese con meno di 50 dipendenti. Il 12% dei nuovi ingressi sarà destinato a personale laureato, mentre le entrate principali sono previste nel 57% dei casi nel settore dei servizi.

«I dati ci restituiscono l’immagine di una provincia riconoscibile e apprezzata sul piano turistico, con un sistema ricettivo coerente con la propria identità, ma che al tempo stesso sconta criticità strutturali sul fronte dell’occupazione - affermano il direttore Francesco Balloni e la presidente Arianna Trillini della Cna Picena -. La crescita dell’attrattività deve procedere di pari passo con un incremento delle competenze e della capacità delle imprese di accogliere addetti stabili e qualificati. A oggi, la difficoltà nel trovare i lavoratori, di cui le Pmi hanno bisogno, frena la loro competitività. È necessaria, quindi, una maggiore collaborazione tra chi fa formazione e il sistema produttivo locale, in modo da colmare l’annoso gap tra domanda e offerta di lavoro in maniera coerente con le necessità della nostra provincia. Sarà fondamentale, inoltre, continuare a investire su un turismo esperienziale, capace di valorizzare identità, saperi e filiere locali, e rafforzare progetti di collaborazione con il sistema universitario per incrementare e migliorare ulteriormente i servizi legati all’accoglienza, alla digitalizzazione, alla sostenibilità e alla promozione del territorio». 

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