La preoccupazione della Cna locale riguarda le dinamiche speculative che, in questi anni, hanno caratterizzato i conflitti internazionali a spese delle piccole e medie imprese, costrette a pagare il prezzo più alto in termini di costi di gestione e programmazione a medio e lungo termine



Redazione

CNA
I recenti e drammatici risvolti del conflitto in Medio Oriente rappresentano un danno gravissimo anche per le sorti delle piccole e medie imprese del territorio Piceno, alle prese con l’ennesima ondata di rincari.

Dopo aver assistito, negli ultimi anni, a dei prezzi delle materie prime schizzati alle stelle nel giro di poche settimane e a tariffe energetiche in continua ascesa, artigiani e imprenditori del Piceno si trovano nuovamente a fare i conti con aumenti che incidono in maniera molto significativa sui costi di carburante ed energia elettrica e che, di questo passo, colpiranno le filiere produttive di tutti i settori.

La preoccupazione della Cna di Ascoli riguarda, in particolare, le dinamiche speculative che, in questi anni, hanno caratterizzato i conflitti internazionali a spese delle piccole e medie imprese, costrette a pagare il prezzo più alto in termini di costi di gestione e programmazione a medio e lungo termine.

A questo quadro di per sé già molto complesso si aggiungono ora ulteriori criticità, tra nuove tensioni commerciali e il calo dell’export oltreoceano dettato dai dazi imposti dagli Stati Uniti.

Sul fronte dazi, infatti, l’elaborazione dei dati Istat da parte dell’Area studi e ricerche della Cna mostra che l’incremento del 7,2% delle vendite nel 2025 sul secondo mercato per il made in Italy è stato determinato dal brillante andamento del farmaceutico, che ha realizzato un balzo del 54% a 15,7 miliardi, diventando il primo settore con una quota del 22,7% sul totale dell’export negli Stati Uniti.

Al netto del farmaceutico, le vendite sul mercato americano accusano invece una contrazione dell’1,7% (pari a 863 milioni), e le produzioni tipiche del made in Italy un calo del 3,7% (-1,3 miliardi di euro), in controtendenza rispetto al totale delle vendite all’estero che mostrano una progressione dell’1,7%. 
Negli Usa, il dato dell'export è in negativo per le produzioni alimentari -4,5% (-348 milioni), settore auto -18,5% (655 milioni), mobili - 8,2% (-131 milioni), prodotti in metallo -7,9% (-249 milioni) e meccanica -3,4% (-435 milioni). 
Tra le eccellenze del made in Italy, la prova dei dazi è stata invece superata dalla filiera della moda (tessile, abbigliamento e pelletteria) con un valore di 5,7 miliardi, in crescita del 2,4% sull’anno precedente, grazie alla buona performance nell’ultimo trimestre dell’anno (+5,6%).

«Le nostre imprese vivono ormai da anni in una condizione di emergenza permanente, tra crisi economiche e geopolitiche che rendono sempre più difficile pianificare investimenti e attività - dicono Arianna Trillini e Francesco Balloni, presidente e direttore della Cna di Ascoli -. È necessario tutelare chi produce lavoro e valore sul territorio dalle speculazioni a cui purtroppo stiamo già assistendo, scongiurando il rischio che l’instabilità internazionale si trasformi in opportunità di extraprofitto per alcuni a danno delle imprese e dei cittadini».

A questo proposito, la Cna di Ascoli informa che Cna Fita, a livello nazionale, ha inviato nei giorni scorsi una segnalazione formale al Garante per la sorveglianza dei prezzi per fare chiarezza su dinamiche dei listini dei carburanti che appaiono ingiustificate. L’associazione ha chiesto di avviare verifiche puntuali sulla trasparenza dei listini, accertando che i prezzi alla pompa siano coerenti con i reali costi di acquisto delle scorte precedenti al conflitto. 

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