Padre Ferdinando Campana, docente di Teologia, guardiano del convento dell'Oasi e già ministro provinciale per 18 anni, insignito del titolo di "Marchigiano dell'Anno 2025", si è soffermato a lungo sul passaggio di San Francesco nel territorio marchigiano, dal suo primo arrivo fino all'ultimo viaggio



Redazione

GROTTAMMARE
Un pomeriggio partecipato e di alto spessore spirituale e culturale, quello vissuto sabato 19 settembre, presso l'Oasi Santa Maria dei Monti. Il salone dell'Oasi era gremitissimo per il convegno "San Francesco e le Marche: la sua eredità spirituale e artistica", promosso dal Rotary Club Hatriaticum Piceno Grottammare, con il patrocinio dell'Associazione Pelasgo 968 in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco d'Assisi (1226-2026).
 
A fare gli onori di casa il presidente del RC HPG Emilio Cappellini, con il segretario delle due realtà Giuseppe Gabrielli, che hanno ricordato come l'iniziativa sia nata dal desiderio di rileggere la presenza francescana nel territorio: "Un'eredità che continua a modellare paesaggi, comunità e opere d'arte. San Francesco non è solo una figura del passato, ma un compagno di strada che continua a parlarci di fraternità, bellezza e responsabilità", è stato sottolineato.
 
Coordinato dal presidente del Rotary Club Hatriaticum Piceno Grottammare Emilio Cappellini, e con la partecipazione del sindaco di Grottammare Alessandro Rocchi, il convegno è stato un momento di grande riflessione. Tutti gli interventi sono stati molto applauditi ed è stato impreziosito dalla voce recitante di Daniele Di Furia, che ha accompagnato i presenti in un percorso evocativo attraverso testi e suggestioni francescane.
 
Cuore dell'incontro i due attesi interventi.
 
Padre Ferdinando Campana, docente di Teologia, guardiano del convento dell'Oasi e già ministro provinciale per 18 anni, insignito del titolo di "Marchigiano dell'Anno 2025", si è soffermato a lungo sul passaggio di San Francesco nel territorio marchigiano, dal suo primo arrivo fino all'ultimo viaggio. Padre Campana ha ricordato come a Grottammare trascorresse le vacanze lo studioso Paul Sabatier, che ha riscoperto e studiato i passaggi di San Francesco nelle Marche, colui che definì le Marche come la regione più francescana d'Italia dopo l'Umbria. Una terra segnata profondamente dal suo cammino, tanto da essere definita la "Terra dei Fioretti". Ha ricordato infine come Francesco sia stato a pieno titolo tra i padri della cultura italiana.
 
Proprio Padre Campana ha poi approfondito i possibili luoghi toccati da San Francesco nel Piceno, oltre ad Ascoli, citando Colle San Marco, Castel Trosino, Venarotta, Appignano del Tronto, e gli itinerari di andata e ritorno probabilmente battuti dal santo che avrebbero toccato, tra gli altri, Ascoli, Arquata del Tronto e Acquasanta Terme, per poi proseguire verso Amandola, Sarnano, Castelluccio, Norcia, Colfiorito e Foligno. Un percorso che testimonia la capillarità della presenza francescana. Per far meglio comprendere ai presenti questa rete, durante il convegno è stata anche distribuita una piantina con gli itinerari.
 
A seguire l'intervento del professor Andrea Viozzi (storico dell'arte e docente), che si è soffermato sulle opere custodite nella provincia e in particolare all'interno dell'Oasi stessa. Viozzi ha guidato il pubblico alla scoperta delle opere d'arte custodite proprio nella chiesa dell'Oasi Santa Maria dei Monti che raffigurano San Francesco, testimonianze preziose di una devozione secolare.
 
Un dato su tutti ha restituito la portata di questa eredità: nelle Marche oggi si contano circa 45 conventi francescani ancora attivi, ma l'apice fu raggiunto alla fine del Medioevo, quando sul territorio marchigiano se ne contavano ben 92.
 
Al termine degli interventi si è aperto un partecipato dibattito, con i presenti che hanno avuto l'occasione di rivolgere domande e approfondire i temi trattati.
 
Un convegno che ha saputo unire fede, storia e arte, lasciando ai presenti la consapevolezza di quanto il messaggio del "Laudato si', mi' Signore, per sora nostra madre Terra", sia ancora oggi un invito potente alla cura e alla responsabilità verso il Creato.

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