La Cna: "I maggiori costi riducono i margini e frenano gli investimenti"




Redazione
ASCOLI PICENO
L'energia è diventata una componente strutturale della competitività delle micro e piccole imprese. Per il livello dei prezzi, ma soprattutto per la loro volatilità, che rende più difficile programmare l'attività e sottrae risorse agli investimenti. È quanto emerge dall'indagine "Energia e piccole imprese", realizzata dalla Cna a livello nazionale su un campione rappresentativo di imprese associate appartenenti a diversi settori produttivi.
Secondo la rilevazione, il 78,2% delle imprese considera preoccupanti per la propria attività le conseguenze delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici. Soltanto il 7,1% non ravvisa particolari motivi di preoccupazione.
Il costo dell'energia incide in misura rilevante sull'attività dell'84% delle imprese: il 39,1% lo considera molto impattante e il 44,9% abbastanza impattante. La questione energetica, quindi, non riguarda più soltanto i comparti tradizionalmente energivori, ma attraversa ormai l'intero sistema delle micro e piccole imprese. A preoccupare è soprattutto la persistenza del fenomeno. Nell'ultimo anno, per l'86,7% delle imprese è aumentato il livello di allarme legato ai costi energetici. Per il 25,9% è cresciuto molto, mentre soltanto l'1% segnala una diminuzione.
Le aspettative trovano conferma nelle bollette. Il 76,5% delle imprese dichiara di aver registrato un aumento della spesa energetica nell'ultimo semestre. Tra le aziende che hanno subìto rincari, il 45,8% indica una crescita compresa tra il 10 e il 20% e il 19,1% segnala incrementi superiori al 20%. Quasi due imprese su tre, tra quelle interessate dagli aumenti, hanno quindi sostenuto rincari superiori al 10%.
L'effetto principale è la riduzione della marginalità aziendale, indicata dal 56,8% delle imprese. Soltanto il 20,4% è riuscito a trasferire almeno in parte i maggiori costi sui prezzi praticati ai clienti, mentre il 2,7% ha dovuto ridurre la produzione o i servizi offerti.
Un quadro che trova piena conferma anche nelle Marche, dove secondo le elaborazioni del centro studi Cna Marche su dati della Camera di commercio delle Marche sono oltre 15.400 le imprese manifatturiere attive nei principali comparti energivori. Dalla filiera della pelle e delle calzature al legno-arredo, dalla metalmeccanica all’agroalimentare, fino alla chimica e alla carta, gran parte del sistema produttivo regionale dipende da costi energetici stabili e sostenibili per mantenere competitività e capacità di investimento.
In particolare, la provincia di Ascoli mostra delle specializzazioni in alcuni settori manifatturieri energivori sotto il profilo della maggiore presenza relativa di imprese. È il caso dei prodotti alimentari, comparto che coinvolge il 15,4% delle aziende attive in provincia, contro il 9,6% su scala regionale, come anche della fabbricazione di tessili (3,9% nel Piceno contro il 2,4% delle Marche) e della fabbricazione di prodotti in metallo a esclusione di macchinari e attrezzature (15,2% delle imprese della provincia, a fronte di un 14,7% nelle Marche).
Alla luce dei dati, per la Cna di Ascoli è necessario superare una politica energetica affidata prevalentemente a interventi congiunturali. L'energia, infatti, influenza ormai la redditività, le decisioni di investimento e le prospettive di crescita delle imprese.
«La nostra indagine dimostra che la crisi energetica non può più essere affrontata come un'emergenza temporanea - dicono il direttore Cna Ascoli Francesco Balloni e la presidente Arianna Trillini -. La particolare struttura produttiva marchigiana e picena rende il tema energetico una vera questione di politica industriale, con filiere che rappresentano eccellenze del made in Marche, oggi chiamate a confrontarsi con costi energetici elevati e soprattutto con una forte volatilità dei prezzi. Le piccole imprese continuano a pagare bollette più elevate ma, nella maggior parte dei casi, non hanno la forza contrattuale per trasferire gli aumenti sui prezzi. Assorbono i rincari riducendo i margini e, di conseguenza, le risorse disponibili per investire, innovare e creare occupazione. È indispensabile sviluppare una strategia energetica strutturale che favorisca gli investimenti in efficienza energetica, autoconsumo e fonti rinnovabili, assicurando al tempo stesso condizioni di approvvigionamento più prevedibili per le micro e piccole imprese. Le nostre Pmi hanno bisogno di stabilità, trasparenza del mercato e strumenti che consentano di ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi».


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