Sabato 13 giugno (ore 21.15), protagonisti della serata Filippo Sorcinelli e Stefano Pellini, nella cattedrale di Santa Maria della Marina



Redazione

SAN BENEDETTO DEL TRONTO
Dopo il successo del primo concerto inaugurale del Grande Organo di San Benedetto in cui si è esibita l’organista francese di fama internazionale Sophie-Véronique Chauchefer-Choplin, che dal 2023 ricopre il ruolo di contitolare dell’organo della Church of Saint-Sulpice a Paris, è in programma per il 13 giugno (ore 21.15), il secondo concerto che vedrà protagonisti Filippo Sorcinelli e Stefano Pellini.

Filippo Sorcinelli (allievo all’Istituto d’arte di Fano), si licenzia come maestro d’arte prima nel 1992 e parallelamente studia presso il conservatorio "Gioachino Rossini" di Pesaro fino al 1996. Nel 1997 ottiene una borsa di studio dal Pio Sodalizio dei Piceni per perfezionarsi in Organo presso il Pontificio Istituto di musica Sacra di Roma. È stato organista presso la cattedrale di Fano dal 1989 al 1998, presso la cattedrale di Rimini (Tempio Malatestiano) nel 2012 e presso la cattedrale di San Benedetto del Tronto dal 2007 al 2013.

Stefano Pellini (diplomato in Organo col massimo dei voti), ha completato i percorsi formativi di II livello in Discipline musicali (organo) e didattica della musica, entrambi con lode. Membro della Commissione beni culturali dell’arcidiocesi di Modena - Nonantola e nominato consulente per gli organi del territorio diocesano, è organista presso l’abbazia di San Pietro di Modena e presso la chiesa di Santa Maria delle Assi in Modena; dal 2022 è organista presso la cattedrale modenese. Ha inaugurato restauri di importanti organi storici, nonché strumenti di nuova concezione e ha tenuto oltre settecento concerti in Italia e all’estero (Europa, Giappone e Usa).

In occasione del restauro del Grande Organo conservato da oltre 20 anni nella cattedrale Santa Maria della Marina di San Benedetto, Sorcinelli e Pellini si esibiranno in un repertorio solistico e a quattro mani, includendo anche brani di Johann Sebastian Bach, Denis Bedard.

L’organo a canne, con i suoi 51 registri, è il secondo organo più grande delle Marche, nonché uno degli strumenti sinfonici più significativi presenti sul territorio nazionale: un complesso di legno e metallo, che, apparentemente silenzioso, rileva tutta la sua potenza sonora durante le celebrazioni liturgiche e che in occasione di questi concerti torna a essere parte integrante della vita liturgica della comunità. Il programma di concerti si concluderà il 10 luglio, con Konstantin Reymeier da Vienna.

L’organo fu progettato originariamente per la Basilica della Santa Casa di Loreto, uno dei luoghi simbolo della spiritualità italiana. Nel 1947, monsignor Gaetano Malchiodi (allora amministratore pontificio del santuario), avviò il progetto di realizzazione di un nuovo grande organo, basato su un disegno elaborato dal maestro Ulisse Matthey, figura di primo piano del mondo organistico europeo. Il progetto fu poi perfezionato dai maestri Adamo e Remo Volpi, illustri organisti e didatti.
La realizzazione fu affidata alla ditta Balbiani di Milano, erede di una tradizione organaria che aveva segnato profondamente la storia della costruzione di organi in Italia, che lo portò a termine nel 1951.
Nel 1991, l’amministrazione pontificia della Santa Casa decise di dotare il santuario di Loreto di un nuovo grande organo, autorizzando lo smontaggio dello strumento Balbiani. Nello stesso anno la cattedrale di San Benedetto, stipulò un accordo con l’amministrazione pontificia di Loreto per acquisire l’organo e trasferirlo nella nuova sede.

Il 14 marzo 1992, l’organo venne ufficialmente ricollaudato con un concerto inaugurale tenuto da Giancarlo Parodi.

Dal punto di vista estetico e timbrico, l’organo Balbiani della cattedrale appartiene alla tradizione degli organi sinfonici italiani del Novecento, strumenti pensati per una grande varietà di colori sonori e capaci di affrontare un repertorio molto ampio, dalla musica liturgica tradizionale fino alla grande letteratura organistica romantica e contemporanea. Una delle caratteristiche più affascinanti di questo organo è la presenza di materiale fonico proveniente da strumenti ancora più antichi, e questa stratificazione storica lo rende un documento vivente della storia dell’organaria italiana. Lo strumento conserva infatti 4 registri, provenienti da un organo di Gaetano Callido, il celebre organaro veneziano del XVIII secolo e 20 registri appartenenti a un organo costruito nel 1902 da Carlo Vegezzi- Bossi di Torino.

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