L’articolo racconta il mistero della nascita di Gesù attraverso il silenzio, la fede e l’obbedienza di Maria e Giuseppe. La povertà di Betlemme, la paternità spirituale di 
Giuseppe e l’umiltà della Santa Famiglia rivelano un Dio che sceglie il nascondimento e l’amore come via della salvezza



Rubrica “Esercitare il pensiero” di Giancarla Perotti

SAN BENEDETTO DEL TRONTO
Nel racconto evangelico della nascita di Gesù, il silenzio ha un ruolo decisivo. Maria custodisce il segreto della sua maternità divina senza spiegarsi con Giuseppe; Giuseppe, a sua volta, attraversa da solo l’angoscia e il dubbio, senza poter confidarsi con nessuno. In questa lettura spirituale proposta da Marie-Dominique Philippe, il dramma umano della Santa Famiglia si intreccia con una riflessione profonda sull’obbedienza, sulla povertà e sull’amore.
Secondo l’autore, il silenzio di Maria non nasce dalla paura, ma dal rispetto dell’autorità di Giuseppe. Se fosse stata lei a spiegare il mistero, l’autorità dello sposo sarebbe dipesa dalla parola di Maria; invece Dio vuole fondarla direttamente sulla propria iniziativa, attraverso il sogno rivelatore narrato dal Vangelo di Matteo. 
Giuseppe diventa così l’uomo chiamato ad accogliere un’opera divina che non passa attraverso di lui, ma che egli deve custodire con fede.
La prova di Giuseppe è radicale: accettare che Maria sia madre senza il suo intervento umano, rinunciando insieme alla paternità biologica e al pieno rapporto coniugale. Philippe insiste sul fatto che non si tratta di una “paternità apparente”, ma di una vera paternità spirituale, ricevuta come missione. Giuseppe è chiamato a essere padre di Gesù nel modo voluto da Dio, diventando riflesso della paternità del Padre celeste.

Anche il rapporto tra Maria e Giuseppe viene interpretato in modo originale. Il loro amore non viene negato dalla consacrazione a Dio, ma trasformato. Prima Giuseppe sceglie Maria per amore umano e amicizia; poi la accoglie nuovamente per obbedienza alla volontà divina. I due livelli, umano e soprannaturale, non si escludono, ma si illuminano reciprocamente.
La nascita di Gesù avviene inoltre nel segno del rifiuto e della precarietà. Costretti dal censimento a lasciare Nazaret, Maria e Giuseppe trovano Betlemme incapace di accoglierli. Il Figlio di Dio nasce così in una stalla, “per strada”, lontano sia dal Tempio sia dalla sicurezza della casa. Per Philippe questo nascondimento rivela già il destino di Cristo: “Venne fra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto”.

Persino gli atti successivi, la circoncisione e la presentazione al Tempio, mostrano l’umiltà della Santa Famiglia. Gesù, pur essendo il Signore, viene sottomesso alla Legge; Maria, pur non avendo bisogno di purificazione, accetta il rito per restare nascosta. In questo gesto ordinario, l’autore vede però nascere la prima liturgia cristiana: Maria offre il Figlio al Padre e Giuseppe esercita con lei una comune autorità genitoriale nell’obbedienza.

Il quadro che emerge è quello di una santità vissuta non nello straordinario visibile, ma nel nascondimento quotidiano. La “nascita miracolosa” non appare come un trionfo spettacolare, bensì come una scuola di povertà, discrezione e fiducia assoluta in Dio.

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